Cos’è il dolore

Il dolore è una esperienza spiacevole, sensitiva ed emotiva, attribuita o descritta come danno tissutale. La percezione del dolore è un sistema di difesa sviluppato dagli esseri viventi per la propria sopravvivenza e per favorire l’allontanamento dagli stimoli pericolosi.

Il dolore può essere classificato in vari modi, basandosi sulla durata oppure sull’origine.

Il dolore può essere transitorio quando sono attivati i nocicettori, che sono dei corpuscoli che si occupano della trasmissione degli stimoli dolorosi. Non abbiamo danno tissutale e il dolore scompare con la cessazione dello stimolo.

Il dolore può essere acuto quando è di breve durata e per effetto di una causa esterna o interna si ha l’attivazione dei nocicettori. E’ presente un danno tissutale che una volta riparato determina la scomparsa del dolore.

Il dolore può essere cronico e persistente: lo stimolo nocicettivo rimane costantemente e arriva a determinare delle modificazioni della personalità e dello stile di vita del paziente che contribuiscono a mantenere il dolore indipendentemente dalla nocicezione.

Il dolore nocicettivo è quello dovuto all’azione dello stimolo doloroso sui recettori del dolore presenti nei vari tessuti e in grado di attivarsi in presenza di un potenziale o reale danno in corso.

Il dolore neuropatico è dovuto ad un danno del sistema nervoso centrale o di quello periferico o di entrambi. Può essere associato a deficit sensitivi, allodinia (alterata percezione del dolore) o iperalgesia (accentuata percezione del dolore).

Nel dolore misto abbiamo entrambe le componeneti: sia il dolore nocicettivo che qeullo neuropatico (es. il dolore radicolare).

Lo specialista del dolore è il medico che tratta con varie terapie e metodiche i differenti tipi di dolore, basandosi sulle più avanzate ricerche comipute in questo campo in continua evoluzione per garantire ai pazienti la migliore terapia possibile.

Dolore cronico

Il dolore cronico rende tutto più difficile. Nessuno può capire come si sente chi convive quotidianamente con il dolore cronico e questo è motivo di frustrazione.

La caratteristica essenziale del dolore cronico è il suo perdurare nel tempo dopo la risoluzione della causa è cioè il venir meno del rapporto di causa-effetto che caratterizza il dolore acuto e quello persistente.

In ogni caso, il dolore cronico, inteso secondo la definizione cronologica, sarebbe prodotto da meccanismi cronici algogeni nocicettivi tessutali, da meccanismi neuropatici e dalle modificazioni plastiche del sistema nervoso centrale.

Proprio a causa di queste modificazioni, i circuiti neuronali centrali, attivati dalla lesione algogena, permangono attivi anche in assenza di lesione,essendosi consolidati come una “traccia di memoria”.

Con il passare del tempo il dolore può invadere ogni aspetto della propria vita: le attività quotidiane, i rapporti sociali.

Si arriva anche a perdere la speranza che la propria situazione possa migliorare. E questa sensazione di disperazione può portarsi via l’energia e lo spirito con cui si affronta la vita.

Perchè è difficile trattare il dolore cronico?

Il dolore cronico varia enormemente da una persona all’altra. E’ possibile che due persone che soffrono dello stesso tipo di dolore reagiscano a trattamenti diversi.

Il dolore cronico pone ulteriori problemi, in quanto spesso cambia, di giorno in giorno, di mese in mese.

La situazione è quindi complessa e sovente il paziente ha già tentato vari trattamenti, che hanno magari sortito degli effetti, ma temporanei e dopo un tempo variabile il dolore si ripresenta come prima.

Può essere difficile stabilire la causa scatenante di un dolore cronico, poiché può derivare da una serie di fattori. Il dolore può avere inizio da una malattia o trauma, ma persistere a causa di stress, problemi emotivi, cure sbagliate o segnali di dolore anomali e continui.

È possibile che il dolore cronico si manifesti senza aver avuto traumi, malattie o addirittura senza alcuna causa nota.

È un errore pensare che se la malattia che causa il dolore non può essere curata, non può esserlo neanche il dolore. Così come la cura della patologia originaria richiede spesso l’intervento dello specialista, anche il trattamento del dolore richiede l’intervento di uno specialista nella cura del dolore.

Dolore Cronico Benigno: come lo affrontano i Medici Italiani

E’ stato pubblicato sul Journal of Pain Research 2013 di Giugno il lavoro relativo ad una Survey Multistato condotta in 13 paesi europei su un totale di 1039 medici di medicina generale.

La stragrande maggioranza dei rispondenti (84%) percepisce il dolore cronico benigno come una delle più difficili condizioni da trattare sebbene sia ancora una scarsa priorità del sistema sanitario: purtoppo mediamente solo il 48% utilizza uno strumento per misurare il dolore.

In Italia dei 100 medici di medicina generale intervistati che rappresentano statisticamente l’universo italiano, nonostante la legge 38 sia probabilmente la migliore al mondo e presa come model law dall’ONU, questa percentuale si abbassa al 39% mentre il paese più virtuoso risulta la Polonia con il 65% di riscontri oggettivi effettuati. I pazienti con dolore cronico benigno sono trattati nel 40% dei casi senza ricorso ad oppioidi mentre un restante 40% con oppioidi deboli. L’ 11% dei medici intervistati prescrive solo oppioidi forti mentre il 9 % prescrive oppioidi forti in associazione a quelli deboli.
Tutti gli intervistati dichiarano maggior disponibilità alla prescrizione degli oppioidi forti nel dolore da cancro. Tra i medici non prescrittori le ragioni principali per il non utilizzo risiedevano nel 35% dei casi nella paura di addizione o di abuso e nel 22% dei casi per paura di effetti collaterali.

FONTE: marcofilippini.it