Non solo farmaci per il mal di testa cronico: la neurostimolazione sottocutanea efficace in oltre il 70% dei casi

Oltre 7 pazienti su 10 hanno avuto benefici, con riduzione dell’assunzione di analgesici e miglioramento complessivo della qualità della vita. Questi i risultati cui è arrivata una ricerca condotta dal dottor Paul Verrils, presentata a dicembre a Las Vegas al meeting annuale della North American Neuromodulation Society e di prossima pubblicazione sulla rivista scientifica Neuromodulation, sull’applicazione della neurostimolazione sottocutanea alle persone affette da mal di testa cronico. «Lo studio evidenzia come l’elettrostimolazione sia una possibilità per chi soffre di mal di testa e non ha altre soluzioni.

mal di testa cronicoÈ una tecnica relativamente nuova che si basa su una stimolazione elettrica del sistema nervoso periferico che sostituisce il dolore con un altro impulso», afferma Giovanni Frigerio, medico anestesista, terapista del dolore del Barolat Neuromodulation Institute Europe di Appiano Gentile (Como).
«Una volta che sono escluse patologie correlate, la neurostimolazione sottocutanea si è rivelata una valida alternativa ai farmaci, – aggiunge Frigerio -. È molto praticata in America, dove è stata introdotta dal 2000 grazie alle intuizioni di un italiano, il torinese Giancarlo Barolat, considerato uno dei maggiori esperti al mondo per la cura del dolore».

Lo studio. Lo studio presentato a Las Vegas ha coinvolto per oltre 4 anni 83 pazienti che soffrono di mal di testa, a cui sono stati impiantato uno o più elettrodi sottocutanei nelle zone dove avevano più dolore. Di questi, 60 pazienti hanno detto di avere avuto un miglioramento in seguito all’innesto e 41 hanno riportato un miglioramento di oltre il 50%. L’83% dei pazienti ha ridotto l’uso di analgesici o di farmaci profilattici (presi all’insorgenza dei sintomi o preventivi) e sono anche state osservate diminuzione di disabilità e depressione. In 10 casi è stata necessaria una revisione chirurgica (risistemazione elettrodo), ma non sono state riportate complicazioni a lungo termine.

«Il mal di testa è uno dei motivi più frequenti per cui i pazienti si rivolgono a noi, soprattutto giovani e donne» prosegue Frigerio. Nove persone su 10 l’hanno provato almeno una volta nella vita; il 50% hanno diversi attacchi durante l’anno. «Nel 18% dei casi il paziente ne soffre per tutta la vita, senza trovare una soluzione. Le cause sono diverse e non sempre chiare: sicuramente l’ereditarietà è uno dei fattori di rischio più importanti» afferma il medico anestesista. In caso di mal di testa persistente (ossia che dura da più di tre mesi, con oltre 4/5 attacchi al mese), il paziente deve fare degli accertamenti per escludere altre patologie e impostare terapie farmacologiche per ridurre il dolore. A lungo andare, tuttavia, i farmaci danno spesso assuefazione e diventano meno efficaci. «Ecco perché è importante individuare cure alternative» aggiunge.

I tipi di mal di testa. Secondo i dati presentati a Las Vegas, il mal di testa di tipo muscolo-tensivo è più comune dell’emicrania, con un’incidenza del 52% circa. Il 3% della popolazione ha un’emicrania cronica, ossia ne soffre per 15 o più giorni al mese. La presenza di altre patologie sembra favorire l’emicrania, in particolare ansia, sbalzi d’umore, allergie, dolore cronico ed epilessia. Vomito ricorrente, sonnambulismo e mal d’auto durante l’infanzia, sono fattori che possono favorire lo sviluppo dell’emicrania in età adulta o giovanile. La severità della prognosi è variabile: il 25% di chi soffre di emicrania ha 4 o più attacchi forti al mese, il 48% ne ha da uno a 4 e il 38% uno o meno di uno.
L’andamento è variabile: nel 30% dei soggetti il mal di testa tende a diminuire, nel 45% dei casi è persistente e nel 25% dei casi si trasforma in altri tipi di mal di testa. Di solito tendono a diminuire nelle donne oltre i 50 anni dopo la meno pausa, a meno che non si sottopongano a una terapia con estrogeni. Si stima che il costo complessivo del mal di testa (sociale e medico) sia di 25 miliardi di euro all’anno nella comunità Europea.

Cos’è la neuro stimolazione sottocutanea? Consiste nell’innesto sottopelle di uno o più elettrodi nel punto all’origine del dolore, in modo che trasmetta degli impulsi elettrici impedendo di sentire il dolore. Si tratta di una tecnica poco invasiva, soprattutto in confronto alle altre soluzioni disponibili come quelle midollari, e praticamente priva di effetti collaterali: non ci sono limiti d’età o controindicazioni. Si esegue un impianto di prova, per vedere se il paziente ottiene benefici, e in caso positivo si procede con una seconda seduta per l’innesto definitivo del generatore di impulsi.
È utile per il trattamento non solo del mal di testa, ma di tanti altri problemi legati al dolore cronico benigno (come il mal di schiena). Importante è che la neurostimolazione sia eseguita da esperti, altrimenti può non dare i risultati sperati. A volte si abbina ad altre tecniche, come la stimolazione midollare. A seconda del tipo di dolore, vengono posizionati uno o più fili sottilissimi sotto la cute e un generatore di impulsi che è di dimensioni molto ridotte (come una piccola scatola di fiammiferi) e si può posizionare in vari punti del corpo, sempre sotto cute. Sempre a Las Vegas, l’appuntamento americano più importante del settore, è stata presentata una nuova tecnologia “wireless” efficace anche per la cura delle cefalee. Il generatore di impulsi non è più sotto pelle, ma è una cintura o un bracciale che si collega senza fili, tramite radiofrequenza, con gli elettrodi. «Credo che il comfort per il paziente sarà decisamente migliore – aggiunge Frigerio -. A breve sarà disponibile anche in Italia».

Trattamento di Neurostimolazione: procedura di Prova

Anche se in molti esempi lo stimolatore offre una riduzione molto significativa del dolore, questo non accade sempre in tutti i pazienti.

Ecco perché prima che il paziente abbia un sistema di stimolazione impiantato in modo permanente (l’elettrodo, i cavi di estensione e il neurostimolatore (IPG) è necessario un test di prova per verificare la funzionalità, nel paziente, del neurostimolatore.

Questa procedura di pre-trattamento con neurostimolazione prima di passare ad una apparecchiatura impiantata in modo permanente risulta essere eccellente.

Il periodo di prova consiste di almeno 7-10 giorni di stimolazione. Durante questa fase il paziente può verificare se la stimolazione riduce l’uso dei farmaci antidolorifici, se riesce a fare più attività di prima o solo se gli permette di essere più agevole nelle attività della vita quotidiana. Se durante questo periodo di prova il paziente è abbastanza soddisfatto dei risultati si può passare al programma di impianto permanente.

Neurostimolazione procedura di prova in sintesi

Ci sono due modi per condurre una prova di stimolazione. Uno è con elettrocateteri percutanei provvisori, e l’altro è con elettrocateteri a piastra. Li approfondiamo entrambi di seguito.

A) Prova con elettrocateteri percutanei
La procedura di prova con stimolatore percutaneo è del tipo mini invasivo e in anestesia locale. Uno o più elettrodi sono inseriti nella spina dorsale o nei nervi attraverso un ago, molto similmente ad un’iniezione epidurale durante il parto.Dopo che gli elettrocateteri sono sistemati, il chirurgo farà domande al paziente per determinare se sente la sensazione di formicolio nell’area del dolore. Se c’è la stimolazione nella regione dolorosa, i fili vengono assicurati con un nastro al corpo del paziente e coperto con una benda per proteggerlo da possibili infezioni. Se, invece, non è nell’area corretta il chirurgo sposta l’elettrocatetere ad un’area diversa per trovare la stimolazione migliore.

I fili saranno connessi ad un dispositivo esterno, molto simile al Programmatore del Paziente. Il paziente porterà lo stimolatore per almeno 7-10 giorni, durante cui terrà sotto controllo il livello del dolore, l’ammontare dei medicinali antidolorifici, e il livello di attività. Se durante questo tempo il paziente e il medico decidono che il test ha avuto un esito positivo sul dolore, il paziente può candidarsi per un impianto permanente del sistema.

I rischi della procedura includono perdita di funzione (paralisi), infezione, emorragia, intorpimento o altre perdite di sensibilità nelle gambe e/o nelle braccia.

B) Prova con elettrocateteri a piastra
In questo esempio la prova è compiuta in due tappe chirurgiche separate da circa una settimana. Nella prima tappa gli elettrocateteri a piastra saranno inseriti chirurgicamente. Questi elettrocateteri se la prova ha successo, rimarranno fissi nel sito.

Gli elettrocateteri sono agganciati poi ad un cavo provvisorio di estensione portato fuori attraverso la pelle. La stimolazione è sperimentata poi per una settimana. Una settimana più tardi, verranno effettuate delle riunioni medico paziente per analizzare i risultati della prova. Se la prova ha avuto successo il giorno successivo si passa alla seconda procedura chirurgica che consiste nel collegare gli elettrocateteri a piastra al neurostimolatore che viene inserito in una tasca sotto la pelle. I cavi provvisori vengono eliminati. Se invece la prova non ha successo, gli elettrocateteri a piastra vengono rimossi e nulla è impiantato.

I rischi della procedura includono perdita di funzione (paralisi), infezione, sanguinamento, intorpimento o altre perdite e cambiamenti di sensibilità nelle gambe e/o nelle braccia.

La decisione di sottoporsi ad un tipo di prova provvisoria piuttosto che un’altra è di solito scelta dal medico con il contributo del paziente.
In gran parte delle situazioni la prova con elettrocateteri percutanei è il modo migliore di procedere. Tutte queste scelte verranno comunque discusse tra il paziente e il dr. Barolat insieme al suo staff medico allo scopo di offrire il miglior approccio possibile.

Chirurgia per impiantare il Neuromodulatore

L’impianto permanente di un sistema di neurostimulatore si distingue in alcune modalità dalla procedura di stimolazione di prova.

La procedura varia a seconda della tipologia di prova effettuata. Se la prova è stata compiuta con elettrocateteri provvisori, che vengono alla fine rimossi, la procedura consisterà nell’impianto sia degli elettrocateteri che del neurostimolatore.

Se la prova è stata effettuata con elettrocateteri già pronti per l’impianto la procedura consisterà nell’impiantare il neurostimolatore e nel connetterlo con gli elettrocateteri già esistenti.

Pacemaker for Pain

World renowned neurosurgeon Dr. Giancarlo Barolat is the expert at neurostimulation and the pacemaker for pain. See how it works, the surgery and first hand experience from the patient.